CARIGE, 1050 ESUBERI IN AIUTO QUOTA 100 E CHIUSURA DI 100 SPORTELLI NEL PIANO INDUSTRIALE

Written by on 27 Febbraio 2019

Carige prevede a piano 1.050 esuberi (`full time equivalent´) e la chiusura di 100 sportelli tradizionali. È quanto si legge in una nota che descrive i punti salienti del nuovo piano industriale per il periodo 2019-2023.
Carige prevede di raggiungere già nel breve termine, «fra fine 2019 e inizio 2020» il pareggio nel bilancio. Nel corso di quest’anno ci sarà «il definitivo derisking degli attivi e il rafforzamento patrimoniale», con l’iniezione di nuovo capitale per 630 milioni, che servirà anche per finanziare lo smaltimento dello stock di crediti deteriorati e per rimborsare integralmente il bond emesso a fine 2018 e sottoscritto dallo Schema volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi.
Il pareggio di bilancio
Il piano vede utili a 98 milioni nel 2023. Il margine di intermediazione è atteso a 598 milioni, dai 457 milioni dello scorso anno. Il ritorno sul capitale è visto al 7% al 2023 (-15,4% nel 2018), con una crescita dei ricavi contenuta e un tasso annuo di crescita composto (cagr) 2018-2023 del 5,5%. «Per arrivare al pareggio mancano una decina di milioni che riteniamo di conseguire lungo il corso di quest’anno, in modo tale che tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo anno avremo raggiunto un credibile e stabile pareggio di bilancio», ha spiegato il commissario Pietro Modiano nel corso della conferenza telefonica per presentare il piano agli analisti finanziari.
La visione strategica
«Il piano strategico prevede un aumento dei clienti del 5% in cinque anni – ha detto il commissario Fabio Innocenzi presentando il piano – L’ipotesi è passare da 64 mila a 67 mila. Se poi ci saranno numeri in più saremo contenti. Vogliamo essere la prima banca davvero agile che c’è è in Italia, non solo che butta già i costi ma soprattutto che rende i clienti più soddisfatti perché serve i clienti meglio e in modo più veloce. Nelle slide del piano abbiamo voluto inserire l’immagine di un motoscafo per evidenziare quanto saremo diversi dalle belle, grandi lussuose, sfarzose navi da crociera».
Il paragone è chiaro: «Stando nella metafora grandi banche-navi da crociera, queste hanno il vantaggio dell’economia di scala di fare banca. Noi siamo molto più piccoli e dobbiamo portare avanti un modello di banca completamente diverso. Il che è anche un’opportunità: il motoscafo ha un grande vantaggio rispetto alle navi da crociera: va veloce e si muove con agilità».
Il piano di Carige in particolare è volto a «sviluppare il potenziale della banca in ottica “stand alone”. La banca genovese parla in particolare di una «semplificazione dei processi, procedure, rapporti con i clienti e focalizzazione su prodotti e segmenti». È poi previsto il rilancio e la riqualificazione del “wealth management” con leva su Banca Cesare Ponti. Il piano valorizza i punti di forza in termini di clientela, risorse umane e specificità del territorio su cui il gruppo è radicato che presenta una ricchezza finanziaria pro-capite superiore del 24% a quella media italiana. «È difficilissimo far banca in Liguria sulla crescita di impresa medio-grande – ha detto Innocenzi – ma è il posto ideale invece in Italia e in Europa per occuparsi di gestione della ricchezza, perché è il posto in Europa con maggior ricchezza procapite».
Secondo i dati Bankitalia al 2016 ricordati nel materiale di presentazione del piano Carige la ricchezza pro capite in Italia è di 158mila euro, 194mila euro nel Nord Italia ed è di 248mila euro in Liguria. La media ponderata in Carige sulla base del numero di filiali è di 196mila euro. A piano il totale delle masse dei clienti passeranno dai 13 miliardi del 2018 a 18 miliardi nel 2023. La redditività crescerà da 46 a 53 punti base (dal 2018 al 2023).
«Nessun licenziamento»
Il commissario Fabio Innocenzi, nel corso della presentazione del piano, ha spiegato che Carige scenderà «da 4000 a 3000 colleghi. Che cosa vuol dire in termini di costo sociale? Vuol dire anticipare con accordi individuali il pensionamento di un po’ di tempo, sfruttando le novità che ha dato il Governo in termini di Quota 100. Andiamo a ridurre il personale senza fare licenziamenti. Usciamo da questa situazione molto difficile senza un approccio dirompente come il licenziamento. Ci potrebbero essere degli spazi di assunzione di giovani fino a 200 persone».
«Ad aprile offerte vincolanti fusione»
Fabio Innocenzi ha anche illustrato i tempi, senza aggiungere ulteriori elementi, al progetto di fusione: «Ci aspettiamo nel mese di aprile le offerte vincolanti sulla business combination di Carige. Per il resto sul tema non rispondo e non commento niente», ha detto. «Sulla situazione dei crediti inesigibili in 3 hanno fatto due diligence, uno poi si è ritirato. Ci sono altri soggetti, ma neanche sotto tortura diremo nomi, che stanno guardando la banca nella sua totalità».
«La cessione di Credits si farà»
Dopo le tensioni dei mesi scorsi, Innocenzi ha charito la vicenda della cessione di Creditis, la società di credito al consumo: «Con Chenavari andremo al closing il 26 o 28 marzo. Per le informazioni che abbiamo ad oggi Chenavari si presenterà e quindi l’operazione sarà effettuata».
«Escluso l’ intervento dello Stato»
Il commissario dell’istituto Pietro Modiano ha poi precisato che il gruppo sta lavorando «per escludere un intervento dello Stato per il salvataggio della banca».
Il commissario Raffaele Lener ha ribadito che «non è nei compiti dei commissari cercare una ricapitalizzazione pubblica». Lener ha annunciato che «a maggio sarà convocata un’assemblea che dovrà decidere se quello che proponiamo ha un senso o no». E sui rapporti con i Malacalza, soci con oltre il 27%, ha aggiunto: «Non credo che possa ripetersi un’assemblea (come quella di dicembre, ndr) in cui uno degli azionisti di rilievo possa dirsi non sufficientemente informato. Con la famiglia dei Malacalza c’è stato uno scambio di informazioni piuttosto completo».
Sul ritorno di Carige alle contrattazioni di Borsa Lener ha spiegato che la banca sta lavorando con la Consob: «Ritengo che torneremo in quotazione anche se non so dire quando».
«Su azione di responsabilità l’indagine è in corso»
La decisione sull’eventuale azione di responsabilità nei confronti dei precedenti amministratori di Banca Carige potrebbe essere presa a breve: «Ce lo chiede Bce, stiamo conducendo un’indagine con grande impegno che completeremo entro la fine del nostro mandato», ha detto Lener. «Se dovessimo cessare fra un mese – ha aggiunto – il nostro mandato si concluderà con una decisione ponderata sulla responsabilità per i danni sopportati dalla banca».
2018 chiuso in rosso in rosso
Banca Carige ha chiuso il 2018 con una perdita netta di 272,8 milioni di euro, che sconta oneri straordinari. In una nota, l’istituto ligure spiega che il risultato è condizionato fra l’altro dal costo del credito di 205 punti base per verifica al portafoglio impieghi e dalla cessione di posizioni deteriorate che hanno determinato la contabilizzazione di 321,4 milioni tra rettifiche di valore e perdite verso la clientela. Il margine operativo lordo, al contrario, risulta positivo e in aumento a 30,9 milioni sul precedente esercizio, grazie a un taglio dei costi del 9,9%.

Sulla vicenda Carige interviene la FABI per voce del suo Segretario Generale, Lando Maria Sileoni:”No ai licenziamenti, no alla mobilità selvaggia, no alla chiusura indiscriminata di sportelli, no alla distruzione di una banca per darla in pasto a un fondo speculativo, si a prepensionamenti e pensionamenti volontari. Questa è la posizione intransigente della FABI espressa oggi ai tre commissari. Siamo disponibili ad aprire un confronto solo se non si parla di licenziamenti. Il commissario Fabio Innocenzi, messo sotto pressione dai segretari generali dei sindacati, ha escluso licenziamenti, ma verificheremo nei fatti”.

Per il Segretario Generale della UILCA, Massimo Masi:”Dopo la presentazione del Piano industriale di Carige la Uilca esprime la propria perplessità al ridimensionamento dell’Organizzazione di circa 1.250 addetti e di oltre 100 sportelli tradizionali, quando già 350 Lavoratrici e Lavoratori hanno aderito al Fondo e andranno via entro l’anno”.
“Nonostante le rassicurazioni sul fatto che non ci saranno licenziamenti né mobilità selvagge non possiamo considerare quota 100 come una soluzione valida se considerato come un atto volontario”, sottolinea Masi aggiungendo che il “piano sembra scritto dalla Bce, perché prevede esuberi e mobilità sui quali la Uilca intende trattare ma senza clausole capestro. È un piano già visto- continua Masi- in quanto sembra la fotocopia del primo Piano Industriale, da noi rifiutato, delle banche venete”.


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